Nomi e Cognomi.

nomicognomi copiaTornando alla faccenda dell’ampliamento di Peretola dopo l’ultimo stop imposto dal Ministero dell’Ambiente, vorrei cominciare a fare nomi e cognomi:
Matteo Renzi ed Enrico Rossi (innanzi tutto), Marco Carrai (presidente AdF), Sara Biagiotti (sindaca ‘estromessa’ di Sesto Fiorentino), Dario Parrini (segretario regionale PD), Dario Nardella (sindaco di Firenze), Andrea Marcucci (senatore PD), Giulio Mariani (ex capogruppo PD a Sesto), Camilla Sanquerin (ex segretaria PD di Sesto), Fabio Incatasciato (segretario metropolitano PD), Stefania Saccardi (vicepresidente regione Toscana) Giulio Mariani, Diana Kapo, Aurelio Stera, Andrea Guarducci, Antonio Sacconi, Maurizio Ulivo Soldi, Laura Busato (consiglieri PD di Sesto), Gabriella Bruschi (presidente consiglio comunale di Sesto), Giovanni Policastro (consigliere M5S di Sesto), Vittorio Giugni (blogger radicale Prato), Roberta Lombardi (consigliere PD Prato), Luca Roti (consigliere PD Prato), Stefano Mugnai (consigliere regionale prime e adesso, coordinatore regionale FI), Lorenzo Bigagli (ingegnere comitato PianaSana), Roberto Cenni (ex sindaco di Prato), Gianfranco Ciulli e Paolo Paoli (coord. comitati salute della piana), Gabriele Bosi (segretario PD Prato) Francesco Fedi (attivista M5S Prato) e potrei continuare ancora e ancora citando altre persone, politiche o facente parte di qualche organizzazione/associazione/comitato, che sono intervenute nella querelle. Mi fermo qui. Non cito i nomi dei tecnici del Ministero dell’Ambiente che hanno rigettato il masterplan per la nuova pista ritenendolo inadeguato, perché francamente non li conosco ma sono convinto che già questi citati sopra dovrebbero bastare, non tanto per il nome, ma per il ruolo che essi ricoprono. Mi fermo qui anche perché tra tutti i nomi scritti e da scrivere non troveremo quello del sindaco della terza città del centro Italia il cui territorio è quello più interessato alle nefaste conseguenze di inquinamento acustico ambientale: Matteo Biffoni.
Oddio, se proprio vogliamo essere pignoli Biffoni era presente al consiglio comunale straordinario di Sesto Fiorentino nel recinto della mandria per muggire, come gli altri, il suo appoggio alla sindaca Biagiotti. Ma avrà almeno muggito dopo essere stato condotto lì da esperti cowboys? Non lo sappiamo perché questa mandria è stata bistrattata dai média << Sindaca Biagiotti sfiduciata >> relegandola come riempitivo a mò di scherno. Biffoni dunque, che presenzia i consigli comunali altrui e diserta i propri, questo Re Tentenna che prima dichiara una cosa e poi fa l’esatto contrario, che prima avalla il ricorso al TAR richiesto anche dai suoi stessi consiglieri PD per poi tradirli e non presentarlo, che richiede uno studio interdisciplinare affidato a ente terzo super-partes salvo poi affidarlo ai tecnici della Regione , che si impegna a valutare e studiare tutti i rischi possibili per la popolazione e poi trascura lo studio dell’Università di Firenze che in 300 pagine (riprese appunto dal Ministero) smonta tutto denunciando la difformità rispetto ai criteri imposti dalla pianificazione regionale a cominciare dalla lunghezza della pista e dal suo impatto sulla rete idraulica e della viabilità ed evidenziando gli effetti cumulativi dell’inquinamento prodotti dall’esercizio contemporaneo dell’aeroporto e del prossimo termovalorizzatore di Case Passerini. Eppure dovrebbe averla fatta anche il nostro sindaco, l’università… Matteo Biffoni: una fricativa glottidale sorda come la lettera H nell’alfabeto!
Certo però se Biffoni rappresenta la “muta” per eccellenza, cosa potrebbero rappresentare quei consiglieri del Pd pratese che mantengono l’atteggiamento subordinato, sottomesso e prono pur di godere dei vantaggi della poltrona o per la carriera nel partito stesso? Come Sciascia, a ciascuno il suo: a chi i coglioni e a chi gli attributi. A Sesto hanno gli attributi…!!!

Percentuali…

  

Oggi dopo aver letto sul giornale le notizie riguardanti il nuovo aeroporto di Peretola ho cliccato sulla pagina web dei comunicati dell’amministrazione comunale per vedere se il sindaco Biffoni, ben lungi dallo sdraiarsi sull’autostrada, avesse profferito qualche parola sullo stop imposto dal Ministero dell’Ambiente alla nuova pista. Di solito la scuola renziana fatta di hashtag dovrebbe aver insegnato l’immediatezza e un certo genere di comunicazioni ma, ahimè, a Prato l’addetto stampa e il relativo ufficio altro non sono altro che un ballon d’essai che fa solo copia incolla delle notizie dei quotidiani. Oddio, ogni tanto qualcosa di diverso viene pubblicato, ma se è come la risposta data al consigliere di opposizione Aldo Milone, millantando un fantomatico danno alle indagini in corso, e coinvolgendo la municipale in un si dice/ma non si dice, beh allora è meglio fare copia incolla. Specialmente se poi gli si rinfaccia un 3,60% alle elezioni comunali dopo che si è preso appena il 6,30% con una lista civica civetta nata per distinguersi dal partitone. Identico trattamento riservato all’ex sindaco Cenni poco tempo fa, quando ad una sua precisa domanda su un argomento di attualità fatta a Biffoni via Twitter, si sentì rispondere con “noi 52% te 28%…”. Facile quindi il lavoro degli addetti stampa che fanno comunicati privi di argomentazioni e tirano fuori le percentuali elettorali: non è farina del proprio sacco, non ci si esprime compiutamente e si guadagna la diaria con il minimo indispensabile anche se magari, oltre che la sintassi si dovrebbe conoscere anche l’aritmetica, ma tant’è.

Tornando a Peretola, il Ministero dell’Ambiente ha contestato diversi punti del masterplan dell’ampliamento dando ragione a quei sindaci che hanno preferito ricorrere per via ministeriale anziché affidarsi, come ha fatto il Comune di Prato, per un accordo politico, ai tecnici della Regione.
Questo semplice fatto ovverosia l’enorme granchio preso dall’amministrazione comunale dovrebbe far riflettere non tanto il sindaco Biffoni, ormai alieno alla vita politica cittadina, ma l’opposizione che dovrebbe impuntarsi nel chiedere le dimissioni per “manifesta incapacità” nonché per “negligente attentato alla salute dei cittadini” come è successo nella vicina Sesto Fiorentino. Si perché i sestesi saranno forse un po’ più incazzati dei dormienti pratesi, ma almeno hanno smesso di farsi rappresentare da passacarte buoni solo a ubbidire alle direttive dei pupari e avranno la certezza che la loro salute non sarà oggetto di scambio di voti. Meglio incazzati e sani che anestetizzati e malati.  In consiglio comunale è finita 15 a 5 e sindaca a casa.

E alla faccia delle percentuali elettorali!

Siesta, compañeros…

index

E come nelle migliori scene di un film di Sam Raimi anche la testa della sindaca iperrenziana di Sesto Fiorentino Sara Biagiotti è rotolata nella polvere. Brutto destino per la terza parte di quella Trinità che ha innalzato Renzi nell’empireo del potere. Si perché al contrario della Boschi e della Bonafè era destinata al facile compito di mera amministrazione della roccaforte fiorentina con la promessa di un roseo futuro da governatore della Toscana post Rossi e invece…
Ufficiosamente da Sesto ci giungono voci di una resa dei conti da cavalleria rusticana all’interno del PD stesso, ma per una volta voglio mettermi dalla parte della casalinga di Garduna e attenermi alle motivazioni ufficiali che hanno portato alla sfiducia: incapacità di opporsi al progetto del nuovo aeroporto e del termovalorizzatore. Perché passi la politica degli yes-men per compiacere Rossi e di rimando Renzi ma più di tutto vige la logica della salute dei cittadini, stretti tra rumore, inquinamento e diossina. Per questo motivo (quello ufficiale) 8 dissidenti del PD e quelli di SEL si sono uniti alla minoranza votando contro la sindaca, creando sconcerto nel partitone toscano e un precedente per futuri assetti di potere. Tutti si sono prodigati per una o l’altra parte, a favore o contrari. Tutti fuorché quelli del PD di Prato. Strana città Prato dove tutti sono anestetizzati dal lassismo di sindaco e giunta. A Prato si parla di tutto fuorché di politica! La cosa brutta è che il PD cittadino come una mosca tze-tze ha addormentato tutte le coscienze comprese quelle di estrema di sinistra. Ohibò intendiamoci, la sinistra radicale e ecologista a Prato non è morta: è imbalsamata e puzza di marcio!
È rimasta solo un espressione gergale rammentata e vagheggiata dal veterosovietico Monzali e dal giovane allucinato Blasi. C’è da capirli più che biasimarli per aver invitato anche Cofferati. Il vecchio barbuto avrà almeno la sua panchina nel parco dell’area ex MeD per poter gettare molliche ai piccioni, mentre il giovane rampollo mira a incarichi comunali mentre spaccia nel suo spazio culturale Left Lab bevande di ogni genere senza licenza. Eh già, perchè a differenza degli (ufficialmente) ideologici della vicina Sesto dove la sinistra tenta di fare la “sinistra” qui tutti tengono famiglia e devono saper convivere con il potere senza disturbarlo e svegliarlo dal torpore.

E che volete farci? E niente. Anche io mi calo il sombrero dell’ottusità e faccio una siesta. Stando ben attento, come loro, a non svegliare le coscienze.

Tra Sherwood e Paperopoli…

robinhood1Non si fa in tempo a scrivere qualcosa rammentando un vecchio adagio popolare come quello dei ladri di Pisa che subito il Comune di Prato rincara le tariffe della mensa scolastica! Come per il rincaro delle aliquote Tasi, passando per la tassa di soggiorno questa amministrazione si riscopre sempre più una Robin Hood al contrario che ruba ai poveri per dare a se stessa. Sarei tentato di scrivere che qualche ingenuo Fra Tac possa traslare questi soldi in quelle dell’agonizzante PD pratese, tanto preso a cercare buchi di bilancio altrui che non si sono accorti del proprio ma insomma via, mica siamo davvero nella Foresta di Sherwood!

paperino

Torniamo moderatamente seri ed andiamo a Paperopoli. Dicevamo dei ladri di Pisa ma non abbiamo fatto i conti con la Banda Bassotti del Creaf che ha chiesto un altro milione di euro con la solita ingenuità di Paperino. Non bastavano i milioni elargiti come punti tennistici per questo contenitore vuoto che ancora nessuno (e men che meno il suo CdA prima e l’amministratore unico adesso) sa in che modo utilizzare, ma ancora c’è quella sfrontatezza nel chiedere ancora soldi per cose che già avrebbero dovuto esserci in capitolato! Vabbè l’italia degli sprechi direte voi. Certo che però fa rabbia pagare una sfilza di tasse per una cosa inutile che non serve a niente e a nessuno fuorché all’ineffabile trasversale Banda Bassotti.
Comunque via, ci hanno detto che poi il Creaf (o come caspita si chiama adesso) sarà più bello e più lucente che mai, che sistemeranno il prato e la recinzione abbellendolo con nanetti in ceramica, metteranno fontane per i bambini, affitteranno gli spazi e già che ci siamo metteranno anche le marmotte a incartare la cioccolata!
Dobbiamo solo aspettare, perché nella città dei tassati come a Paperopoli tutto può ancora succedere. Parola di giovane marmotta!

I ladri di Pisa.

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L’altro giorno stavo leggendo di un divertente siparietto tra il governatore Enrico Rossi e il facente funzioni di sindaco di Prato, Antonello Giacomelli nella sua vestigia ufficiale di sottosegretario alle comunicazioni. L’oggetto del contendere era la chiusura dei piccoli uffici dei comuni montani e in località con ridotta popolazione da parte di Poste Italiane spa, tra cui forse anche il piccolo ufficio in località La Rotta a Pontedera, dimora del governatore. Dopo anni e dopo varie denunce da parte di forze politiche locali fatte in maniera trasversale, questa volta il governatore Rossi ha finalmente preso a cuore la cosa intervenendo duramente a mezzo stampa contro il sottosegretario Giacomelli reo di non ascoltare le “grida di dolore” dei piccoli comuni invitando i cittadini a togliere i libretti di risparmio dagli uffici postali in segno di protesta. A sua volta Giacomelli si è dichiarato stupito e con un giro di parole che si potrebbe riassumere con un “questo è matto da legare!” ha rispedito al mittente le accuse ricordando che nell’incontro promosso da Anci per il problema uffici postali fosse presente anche il governatore toscano. Insomma sembrava divertente questo botta e risposta tra il tronfio occhialuto travet di Roma e lo smemorato vanaglorioso di Firenze, se non che oggi leggo che i due si sono chiariti e spiegati. Non sappiamo cosa ne sia venuto fuori, se un impegno per il mantenimento dei piccoli uffici o un più ghiotto tarallucci e vino sottoforma di “accordo politico”, ma una cosa è sicura: il famoso detto dei ladri di Pisa che litigano di giorno e rubano insieme di notte è più che attuale!

Ultimo atto.

amici273Mi ero seduto in disparte, nelle ultime panche della chiesa di Santa Lucia, quasi per non voler disturbare ma con la voglia di essere presente per porgerti l’ultimo saluto.
Mentre Don Mauro officiava la funzione funebre, pur ascoltandone le parole, con lo sguardo ho cercato nell’assemblea i volti più o meno familiari. Tra i tanti venuti ad esprimere il loro cordoglio, la mia attenzione, non si sa per quale moto imperscrutabile è caduta su alcuni di loro. Non erano seduti tutti assieme ma si trovavano mescolati ai tuoi familiari, ai tuoi parenti ed agli altri tuoi amici, chi più lontano chi più vicino a te. Uno ad uno li ho riconosciuti tutti, la tua squadra, gli amici della tua redazione.
Il primo è stato David Elmutter, sicuramente per via della sua altezza e dei capelli chiarissimi, asciutto e tagliente come i suoi articoli. Poi Perla Palloni, Chiara Capecchi ed Elisa Pucci. Inconfondibili, affascinanti, bellissime ed eleganti nei loro abiti firmati, pur nella compostezza del lutto. Non hai mai nascosto di essere attratto dalla belle donne e adesso ne ho la conferma. Ed ancora Lavio Carlo Gabellini, chino, con le lacrime che non smettevano di rigargli il volto. E Titta Berni, il cui vero nome è Battista e chissà quanti lettori del tuo blog hanno creduto di trovarsi di fronte agli articoli scritti da una donna, arrivato direttamente con un volo aereo dalla costa africana del Mediterraneo, dove era impegnato in uno dei suoi reportage-inchiesta. Non ho visto Michele Ricci Palmieri, segaligno e nervoso come un peso piuma, ma con le mani capaci di colpi micidiali e si capisce perché i suoi articoli hanno la forza di un montante alla mandibola da ko. Ultimo ma non ultimo, G. Stilton, che mi deve perdonare perché ignoro completamente il suo nome. C’erano sicuramente anche altri corsivisti minori che non ho riconosciuto, ma c’erano proprio tutti, nessuno è voluto mancare.
Alla fine della celebrazione, come guidati dal cenno di bacchetta di un grande direttore d’orchestra, si sono mossi all’unisono e sono venuti vicino a te, i maestri orchestrali hanno raggiunto il solista e come seguendo le ultime note di un requiem hanno posato tutti la mano sul legno. Ultimo atto, fine della musica. Sipario.

Ecco in quel momento ho avuto come un flashback, un deja vu. In quel momento mi son venuti a mente anche i nomi di tutti quelli che ti han mancato di rispetto e denigrato, in vita e soprattutto in morte. In quel momento ho sentito, chiare, riecheggiare nella mia testa le parole del Melandri sussurrate con rabbia accanto al letto di morte del Perozzi.

“Porca puttana come vorrei che venisse fuori un funeralone da fargli pigliare un colpo a tutti quelli li! E migliaia di persone e tutti a piangere… E corone, telegrammi, bande e bandiere… Puttane… Militari…”

Buon viaggio Massimo!

Ciao Massimo…

 

 La prima cosa che ho fatto appena tornato dopo una settimana di vacanze in Grecia è stato quello di riaprire Facebook e tornare alla normalità riassorbendo le notizie di Prato. Scorrendo le news ho letto della dipartita terrena di Massimo Cecchi, il polemico blogger pratese che da sempre mi intasava la bacheca di articoli. Sinceramente mi si è strinto il cuore perché pur non amandolo particolarmente e giudicandolo a tratti un estremista, aveva il coraggio di scrivere quelle cose crude che nessun altro giornalista o blogger avrebbe avuto. In quelle rare volte che ci siamo incontrati gli dicevo sempre “lei Cecchi ha più virgole nei sui articoli che peli sulla lingua” una maniera garbata per fargli capire che non mi piaceva la sua prosa ma che apprezzavo il suo coraggio. E lui di rimando con quell’aria sprezzante di chi aveva incassato la perfida ironia rispondeva schietto “meglio un po’ di virgole su un foglio che un po’ di merda sulla lingua!” facendo intendere che lui, a differenza di altri blogger, non era il lecchino di nessuno. 

Effettivamente non ha mai avuto il bisogno di schierarsi sotto l’egida di qualche politico dal nome altisonante e non ha mai avuto bisogno di chiedere alcunché al più celebre fratello Umberto, preferendo rimanere quel testa di cazzo da tastiera, quel mastino sempre attaccato all’osso della odiata sinistra, quell’irriverente sanguigno pratese che non si fa mettere la mosca sul naso. 

Quando muore un uomo scomodo e dalla testa calda come Massimo Cecchi subito c’è chi è dispiaciuto e chi è contento. Personalmente mi annovero tra i primi, non tanto per Cecchi in se ma perché ho un gran rispetto di sorella Morte perché è l’unica che regola i conti, tracciando una riga, con il nostro destino. Dei secondi, di quelli che gioiscono delle sciagure altrui pur vestendosi di finta umanità, preferisco non parlare lasciandoli nel loro bestiario inverecondo. E vorrei lasciar perdere anche quelle maestrine dalla penna rossa, quegli avvocati che adesso avranno più tempo libero per dispensare altruismo da quantificare in parcelle e di quei saccenti perbenisti dall’anima sporca che si sono ritrovati in alto grazie a giochi di potere e alla loro lingua sporca di merda per i tanti culi leccati. 

Ecco perché, caro Massimo Cecchi, preferivo la tua schiettezza e la tua ridondanza di virgole. Almeno quelle non puzzano dalla testa. 

Amici che ritornano.

galcetiC’è chi pensa che il potere sia remoto, invisibile, separato, immateriale eppure influentissimo.
C’è chi invece pensa che s’incarni in presenze invadenti, che imperversano e occupano le nostre vite in ogni parte, anche le più segrete ed intime. Ecco questo sta succedendo proprio a Prato e sta succedendo adesso ben nascosto pur essendo sotto gli occhi di tutti. Lobby, affari, amici degli amici, trombati usciti dalla porta che rientrano dalla finestra, interessi di pochissimi gestiti al di sopra delle istituzioni, insomma tutti a brulicare come vermi nel corpaccione malato della nostra città con una sorta di ristretta “class action” alla rovescia per sostituirsi al potere legislativo e farsi legge. Ma raccontiamo i fatti.

Giovedì scorso durante il consiglio comunale tenutosi occasionalmente nel salone provinciale di palazzo Banci-Buonamici, venne fuori che nel nuovo statuto del CSN, propedeutico all’atto di fusione con il Museo Scienze Planetarie, era mancante l’indirizzo di scopo del Centri di Galceti. Una quisquilia, una pinzillacchera, che sarebbe stata rimediata con una semplice scritta a penna Bic come fanno i notai. Se non che, zitti zitti e quatti quatti i compagnucci, nel secondo passaggio in consiglio comunale hanno palesato lo scopo principale del CSN che sarà quello di un museo e che sarà a discapito del parco naturalistico, degli animali ospitati e del recupero fauna. Il CSN per come lo conosciamo noi cesserà di esistere per far posto all’ennesimo museo. Ed è tutto qui l’inghippo!

Un museo che dovrà accogliere i visitatori abbisogna di un’adeguata ristrutturazione edilizia, di essere messo a norma, di essere adeguato come classe energetica e forse, perche no, anche di essere ampliato. Il nostro timore è che dopo la colata di cemento prevista nel parco degli aquiloni a Galcetello avvenga lo stesso ad appena poca distanza, magari ritirando fuori dai cassetti quel progetto assurdo della monorotaia e del finto vulcano se non altro e di peggio.
Vi domanderete perché proprio il vecchio progetto di monorotaia e vulcano e cosa significhi questo. Ehhhhh…… qui andiamo un po’ più nel complesso dato che tutto va ricollegato alla famosa visita del sindaco Biffoni alla loggia massonica pratese che si è detta ben disposta a collaborare per “i progetti per la città”.

Un #altrastoria ? Ma no, solo il saputo e il risaputo, l’ovvio e il mormorato, l’esplorato e il sibilato, grazie alla composizione del parterre politico che privilegia gli amici degli amici.

Amici che ritornano.