Ciao Massimo…

 

 La prima cosa che ho fatto appena tornato dopo una settimana di vacanze in Grecia è stato quello di riaprire Facebook e tornare alla normalità riassorbendo le notizie di Prato. Scorrendo le news ho letto della dipartita terrena di Massimo Cecchi, il polemico blogger pratese che da sempre mi intasava la bacheca di articoli. Sinceramente mi si è strinto il cuore perché pur non amandolo particolarmente e giudicandolo a tratti un estremista, aveva il coraggio di scrivere quelle cose crude che nessun altro giornalista o blogger avrebbe avuto. In quelle rare volte che ci siamo incontrati gli dicevo sempre “lei Cecchi ha più virgole nei sui articoli che peli sulla lingua” una maniera garbata per fargli capire che non mi piaceva la sua prosa ma che apprezzavo il suo coraggio. E lui di rimando con quell’aria sprezzante di chi aveva incassato la perfida ironia rispondeva schietto “meglio un po’ di virgole su un foglio che un po’ di merda sulla lingua!” facendo intendere che lui, a differenza di altri blogger, non era il lecchino di nessuno. 

Effettivamente non ha mai avuto il bisogno di schierarsi sotto l’egida di qualche politico dal nome altisonante e non ha mai avuto bisogno di chiedere alcunché al più celebre fratello Umberto, preferendo rimanere quel testa di cazzo da tastiera, quel mastino sempre attaccato all’osso della odiata sinistra, quell’irriverente sanguigno pratese che non si fa mettere la mosca sul naso. 

Quando muore un uomo scomodo e dalla testa calda come Massimo Cecchi subito c’è chi è dispiaciuto e chi è contento. Personalmente mi annovero tra i primi, non tanto per Cecchi in se ma perché ho un gran rispetto di sorella Morte perché è l’unica che regola i conti, tracciando una riga, con il nostro destino. Dei secondi, di quelli che gioiscono delle sciagure altrui pur vestendosi di finta umanità, preferisco non parlare lasciandoli nel loro bestiario inverecondo. E vorrei lasciar perdere anche quelle maestrine dalla penna rossa, quegli avvocati che adesso avranno più tempo libero per dispensare altruismo da quantificare in parcelle e di quei saccenti perbenisti dall’anima sporca che si sono ritrovati in alto grazie a giochi di potere e alla loro lingua sporca di merda per i tanti culi leccati. 

Ecco perché, caro Massimo Cecchi, preferivo la tua schiettezza e la tua ridondanza di virgole. Almeno quelle non puzzano dalla testa. 

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