Ultimo atto.

amici273Mi ero seduto in disparte, nelle ultime panche della chiesa di Santa Lucia, quasi per non voler disturbare ma con la voglia di essere presente per porgerti l’ultimo saluto.
Mentre Don Mauro officiava la funzione funebre, pur ascoltandone le parole, con lo sguardo ho cercato nell’assemblea i volti più o meno familiari. Tra i tanti venuti ad esprimere il loro cordoglio, la mia attenzione, non si sa per quale moto imperscrutabile è caduta su alcuni di loro. Non erano seduti tutti assieme ma si trovavano mescolati ai tuoi familiari, ai tuoi parenti ed agli altri tuoi amici, chi più lontano chi più vicino a te. Uno ad uno li ho riconosciuti tutti, la tua squadra, gli amici della tua redazione.
Il primo è stato David Elmutter, sicuramente per via della sua altezza e dei capelli chiarissimi, asciutto e tagliente come i suoi articoli. Poi Perla Palloni, Chiara Capecchi ed Elisa Pucci. Inconfondibili, affascinanti, bellissime ed eleganti nei loro abiti firmati, pur nella compostezza del lutto. Non hai mai nascosto di essere attratto dalla belle donne e adesso ne ho la conferma. Ed ancora Lavio Carlo Gabellini, chino, con le lacrime che non smettevano di rigargli il volto. E Titta Berni, il cui vero nome è Battista e chissà quanti lettori del tuo blog hanno creduto di trovarsi di fronte agli articoli scritti da una donna, arrivato direttamente con un volo aereo dalla costa africana del Mediterraneo, dove era impegnato in uno dei suoi reportage-inchiesta. Non ho visto Michele Ricci Palmieri, segaligno e nervoso come un peso piuma, ma con le mani capaci di colpi micidiali e si capisce perché i suoi articoli hanno la forza di un montante alla mandibola da ko. Ultimo ma non ultimo, G. Stilton, che mi deve perdonare perché ignoro completamente il suo nome. C’erano sicuramente anche altri corsivisti minori che non ho riconosciuto, ma c’erano proprio tutti, nessuno è voluto mancare.
Alla fine della celebrazione, come guidati dal cenno di bacchetta di un grande direttore d’orchestra, si sono mossi all’unisono e sono venuti vicino a te, i maestri orchestrali hanno raggiunto il solista e come seguendo le ultime note di un requiem hanno posato tutti la mano sul legno. Ultimo atto, fine della musica. Sipario.

Ecco in quel momento ho avuto come un flashback, un deja vu. In quel momento mi son venuti a mente anche i nomi di tutti quelli che ti han mancato di rispetto e denigrato, in vita e soprattutto in morte. In quel momento ho sentito, chiare, riecheggiare nella mia testa le parole del Melandri sussurrate con rabbia accanto al letto di morte del Perozzi.

“Porca puttana come vorrei che venisse fuori un funeralone da fargli pigliare un colpo a tutti quelli li! E migliaia di persone e tutti a piangere… E corone, telegrammi, bande e bandiere… Puttane… Militari…”

Buon viaggio Massimo!

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One comment

  1. Vittorio Lana · luglio 20, 2015

    Al funerale non potetti esserci, ma ci fui e ci sarò, almeno finché dura…

    Mi piace

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