Massoni.

11825060_1429352003747483_618933038074606228_nDal mio buen retiro estivo leggo che il sindaco Biffoni a Prato si appresta a inaugurare l’anno massonico.

C’è poco da interrogarsi, c’è poco da fare dietrismi, c’è poco da supporre: i nuovi amministratori sono famigli, sono amici d’infanzia e compagni di merende di questo potere sotterraneo che annovera tra le sue file insospettabili ed ex di tutto ma pur sempre in pista. Tutto quadra alla perfezione. Perfino l’uscita del coordinatore della Città per Noi, Silvano Agostinelli, a difesa dell’operato del sindaco dopo la magra figura delle amministrative dello scorso anno.

Quali sono i fatti? Eccoli: Biffoni ha accettato l’invito del gran maestro del Grande Oriente d’Italia e il 19 settembre parlerà di Prato a Roma. Francamente i cittadini, che hanno una pessima opinione della massoneria, la riterranno una cosa impensabile, ma i tempi cambiano e il nuovo corso renziano impone di dimenticare quando la Massoneria era vista come il grande Satana dai compagni di allora declinando inviti del genere. Un segno dei tempi conseguente a quel sistemico #unaltrastoria con cui il PD intende governare Prato. Eppure la sconfitta del 2009 avrebbe dovuto insegnare ai nostrali piddini che andare contro la base non conviene, ma tu vai a spiegarlo a questi intelligentoni che non hanno saputo esprimere un candidato sindaco proprio ma ne hanno subito uno calato da Roma, passando per Firenze.

La cosa che non si dice e che si evince però è il totale silenzio della corrente più a sinistra del PD pratese e della locale sezione di SeL che al contrario di ciò che succede a livello nazionale, qui resta zitta muta e correa. Un vero e proprio meretricio quello dei vari Blasi e Monzali che a differenza di Agostinelli e Taiti c’entrano coi massoni come il cavolo a merenda! È questo e non altro il modo più riprovevole, sospetto e “moralmente” censurabile che avrebbero dovuto denunciare loro per primi, ma sarebbe chiedere troppo a chi si alimenta grazie alla ben retribuita pubblicità di Consiag e a chi ha bisogno di una parvenza “culturale” affinché “AUT” continui a fare il circolo delle bevute. Forse staranno in silenzio perché sanno che il vecchio ritrovo massonico qual era il Misericordia e Dolce, che ai tempi fu anche culla accogliente per un giovane estraparlamentare rincorso dalle guardie, verrà demolito. Ma può bastare questo? Prato si aspetta risposte e decisione degne di #unaltrastoria e non di riunioni svolte in contesti opachi, procedure occulte e sistemi da consorterie e cricche oscure.

Ma questo è il nuovo corso e non importa più nascondersi ne far finta di nulla dato che anche i massoni diranno la loro sul futuro di Prato, così come hanno già fatto Firenze e Roma.

Tutti fuorché il sindaco eletto dai cittadini.

IMG_6482-2

La storia di Manuela.

“Questa di Manuela è la storia vera che scivolò nel fiume a primavera  

ma il vento che la vide così bella dal fiume la portò sopra a una stella.

 Sola senza il ricordo di un dolore vivevi senza il sogno di un amore

ma un Troglodita buono e senza scorta bussò tre volte un giorno alla sua porta.” 

 

Ho appena letto su un quotidiano della sua storia, gentilissima signora Palmieri e subito mi si è strinto il cuore. Principalmente per la pietà umana del suo caso e per la sua condizione fisica ma anche per l’indifferenza delle istituzioni pratesi verso i propri concittadini. Leggo dalla sua intervista che ha una situazione abitativa degna di un deportato alla Cayenna del tardo 800 e non so quante volte si sarà rivolta all’assessorato dei servizi sociali per richiedere un abitazione dignitosa. Quanti cittadini saranno nelle stesse sue condizioni… E immagino cosa avrà pensato quando comune e Regione privilegiano i profughi facendoli accomodare in villini o ristrutturando vecchie coloniche. “Così è la vita” si potrebbe dire se nel suo caso non fosse tragicamente crudele.

Si perché leggo di un tumore che le sta minando sempre più il fisico e che la sua aspettativa di vita è ormai una speranza, e ancora non posso fare a meno di pensare che potrebbe essere andata diversamente se avesse potuto curarsi in una struttura oncologica adeguata nell’ex ospedale Misericordia e Dolce. “Così è la vita” anche se Il diritto alla cure e alla salute vale più di qualsiasi parco verde.

Che altro dirle, signora Palmieri? Spero in cuor mio che Il suo scritto venga letto dal sindaco Biffoni e dall’assessore al sociale Biancalani per garantirle una sistemazione adeguata. Spero anche che venga letto dal vicesindaco Faggi affinché nel suo mandato si impegni prima per i pratesi e poi per gli altri e ultimo ma non ultimo dal governatore Rossi e dall’assessore regionale alla sanità Saccardi.

Riusciranno le sue parole scritte su un quotidiano a scuotere e svegliare le istituzioni locali? Sicuramente si, perché questa amministrazione comunale, in mancanza di altro, cura molto l’aspetto mediatico e la comunicazione quindi non disperi e attenda fiduciosa. Ha i suoi cani, che le sono di compagnia e che la aiuteranno a superare questo brutto momento, e se può consolarla pensi che avranno, così come tutti i cani della città, una grande area di sgambatura al Calice. Almeno per loro, per i cani, le istituzioni hanno avuto un occhio di riguardo.   

Da un’arte all’altra.

 

Dal mio buen retiro estivo, dove le giornate passano languide con il cocktail preferito sul tavolino, tra uno sguardo al fondoschiena di una bella ragazza ed una mano di ramino con gli amici, mi è balzato all’occhio un trafiletto su un quotidiano che riporta la mia attenzione a Prato, alla mia amata città. Leggo tra le righe il nome di un “signore” associato ad una ben precisa azione che più avanti esplicherò, ed immediatamente la memoria corre all’inizio della sindacatura di Roberto Cenni. 

Ebbene questo “signore”, maestro “nell’arte di acconciare capelli”, a quel tempo fece il viottolo nell’ufficio del sindaco per chiedere poltrone, seggiole e strapuntini, per se e per qualcun altro o altra, trovando sempre nelle risposte di Cenni un muro invalicabile. Questo segnò la rottura dei rapporti politici fra i due, nonostante il questuante avesse fortemente sostenuto l’elezione di Roberto, e l’inizio di un’azione di discredito nei confronti del primo cittadino operata dai componenti della lista civica che il “signore” capeggiava. 

Ecco, nello scritto di oggi, intravedo di nuovo quel far viottolo ed ancora quell’acredine mai sopita nei confronti di Cenni. Soprattutto vedo quello che riesce meglio a questo “signore”, che è la seconda arte in cui eccelle. È straordinaria infatti la magnificazione dell’attuale primo cittadino che si legge in quelle poche parole, un elogio sperticato e privo di ogni logica, se non quella della “leccata per ottener poltrona”. Ecco difatti esplicata l’azione di cui vi parlavo.

Vorrei a questo punto consigliare al “signore” in questione di prestare attenzione perché se il Biffoni dovesse fermarsi di scatto, rischierebbe di entrargli direttamente nel culo! 

Buon fine settimana a tutti i Pratesi. Ragazzo un altro mojito!

Pratesi, vi pisciano in capo…

Dal luogo in cui sto ritemprando le membra stanche dopo un anno di lavoro, mi giunge l’eco di una polemica  tutta pratese.

Pare che per il Contemporanea Festival, organizzato come tutti gli anni dal Metastasio, sia prevista una performance dell’artista Tino Sehgal al termine della quale il ballerino Franck Willens piscia in pubblico. Per la precisione, pare, che si pisci in bocca.

Leggo che Sehgal è artista di fama mondiale, premiato tra l’altro con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2013, ha esposto i propri lavori nelle gallerie più importanti al mondo, quali la Tate di Londra e il Guggenheim di New York.

A Prato la performance si terrà al Bastione delle Forche, recuperato grazie alla giunta Cenni ed in particolare all’assessore Roberto Caverni. Ho trovato sul sito “welcome2prato” questa descrizione: il Bastione era il luogo delle esecuzioni capitali nei pressi del fiume Bisenzio, si mandavano qui a morire i condannati a morte e proprio in questo luogo dal XVI secolo in poi i giovani si riunivano nelle ore di tempo libero per fare delle rappresentanze che avevano come argomento la vita di qualche santo. Queste rappresentanze teatrali erano viste di buon occhio dal Comune, c’era una specie di Teatro gestito dai “comedianti di Sancto Agostino”.

Orbene, dopo centinaia di anni il bastione torna ad ospitare in contemporanea l’esposizione al pubblico ludibrio tipica delle condanne capitali dell’epoca e uno “spettacolo artistico”. Ludibrio soprattutto, per l’intera città e per il luogo che ospita lo “spettacolo”. In sfregio e disprezzo per chi ha permesso il recupero del monumento, Roberto Cenni e Roberto Caverni in primis, tutta la giunta e l’amministrazione, dal primo dei dirigenti fino all’ultimo dei funzionari, che lo hanno reso disponibile ai cittadini.

Torno a riposar le stanche membra e mi vien da dire: Pratesi, vi pisciano in capo… No, dice che piove…