UN RAGIONIERE PER IL METASTASIO.

Sono qui che mi giro fra le mani il programma del Teatro Metastasio scritto nell’introduzione dall’ex Presidente della Fondazione omonima Umberto Cecchi e nel corpo e nella sostanza dall’altrettanto ex Direttore Artistico, il Regista Paolo Magelli. Me lo giro e rigiro fra le mani, dopo averlo letto e riletto più volte, in ogni sua parte, in ogni sua parola, virgole e punti compresi e dopo averne sottolineato i tratti salienti anche se, ad onor del vero, le sottolineature avrebbero dovuto iniziare a pagina uno e terminare alla trentatreesima. Ed a ogni giro che il documento fa nelle mie mani, aumenta la mia indignazione ed il mio sconforto, crescono in maniera abnorme, diventano rabbia vera, mi viene quasi voglia di prenderlo e strapparlo quel programma, in mille coriandoli colorati però mi fermo, per il profondo rispetto e l’ammirazione che nutro per colui che lo ha concepito e scritto.

Ed allora sfogo la mia rabbia e la mia indignazione in un’altra direzione. Come ben saprete la giunta comunale guidata dal sindaco Biffoni, entrata in carica a giugno 2014, ha nominato nel settembre dello stesso anno, attraverso l’assemblea dei soci, i nuovi vertici della Fondazione Teatro Metastasio nella figura del presidente l’antropologo Massimo Bressan e dei consiglieri di amministrazione Roberta Betti (vicepresidente e a sua volta presidente del Teatro Politeama, riconfermata ed espressione della Regione Toscana), il commercialista pistoiese Paolo Caselli ed Isabelle Mallez, direttrice dell’Istituto Francese di Firenze e da un anno console onorario di Francia a Firenze (entrambi designati dal Comune di Prato), Ilaria Maffei ex assessore alla Cultura del Comune di Montemurlo e designata dalla Provincia di Prato, un ente inesistente e che non da più un euro al Teatro ma che comunque detiene il 13,7% delle quote. Tanto per chiarire le provenienze dei soggetti, aggiungo solo che Bressan è tuttora presidente di IRIS http://www.irisricerche.it , istituto di ricerca che ha collaborato alla campagna elettorale di Matteo Biffoni. E qui mi fermo. Per ora.
Paolo Magelli, il Direttore Artistico dell’era “Cecchi Presidente-Cenni Sindaco” ha continuato ad operare in regime di “prorogatio” fino a pochissimo tempo fa, quando sono cominciati a circolare i vari nomi che lo avrebbero potuto sostituire. In questo periodo sia il presidente Bressan che, soprattutto, l’assessore alla cultura Mangani si sono avventurati in discorsi “antropologico-legali” secondo i quali il nuovo direttore non avrebbe potuto essere un regista, bensì un tecnico amministrativo in ossequio alla riforma teatrale che questo prevede. Io mi sono documentato, ho letto da ignorante quale sono della materia il DM 1 LUGLIO 2014 direttamente sul sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale Spettacolo ed ho trovato addirittura la spiegazione sottoforma di FAQ dei vari articoli e commi che lo compongono e che riporto di seguito:
Articolo 11 comma 2 lettera g)

Qual è l’unità di tempo in cui il Direttore può effettuare al massimo una prestazione artistica? 

Il Direttore può effettuare massimo una nuova prestazione artistica l’anno. L’unità di tempo è l’anno solare. 

E’ ammesso che, oltre alla nuova prestazione artistica annuale, il Direttore effettui una prestazione in uno spettacolo frutto di ripresa? 

La prestazione artistica del Direttore può essere una sola l’anno, a qualsiasi titolo sia effettuata. A seguito di ulteriori richieste in merito alla presente FAQ e a definitivo chiarimento si specifica quanto segue : con prestazione artistica del direttore si intende quella effettuata presso il teatro dal medesimo diretto, così come specificato dall’art. 12, comma 2, lettera b; ovvero può essere rappresentata in detto teatro una nuova produzione o, in alternativa, una ripresa. Nel caso di nuova produzione è ammessa la rappresentazione della stessa nel solo teatro di riferimento. A decorrere dall’anno seguente, tale produzione si potrà considerare una ripresa. Eventuali riprese di spettacoli prodotti nelle precedenti stagioni possono essere rappresentate in tournée preso altri teatri in Italia e all’estero, oppure in sede, ma sempre in quest’ultimo caso, in alternativa alla nuova produzione. Inoltre si precisa che sono ammesse nel teatro diretto dal regista/attore/ direttore, le recite di una nuova coproduzione in alternativa alla ripresa o ad una nuova produzione. Sono ammesse, altresì, le recite effettuate nel teatro del coproduttore, cioè dove il direttore non presta la propria attività. 

Con Direttore del teatro si intende il Direttore artistico o il Direttore responsabile? In caso di Direzioni artistiche collegiali, come ci si regola in merito alle prestazioni? 

L’autonomia statutaria che spetta a ciascun Teatro, stabilisce la configurazione della Direzione. In caso di direzione artistica collegiale, ovvero composta da più artisti, dovrà comunque valere la regola dell’unicità della prestazione annuale, a qualsiasi titolo. 

Tutto molto chiaro direi: il direttore artistico può essere un regista – ci mancherebbe altro, perché diversamente sarebbe come affidare la direzione di una unità di neurochirurgia avanzata ad un ingegnere meccanico – con il solo limite di una regia all’anno e con le ulteriori declinazioni di cui sopra. Quindi delle due l’una: o al Ministero scrivono fandonie, oppure presidente ed assessore mentono sapendo di mentire e direi anche con una discreta faccia tosta. Al Teatro della Toscana (Pergola-Era: ovvero Firenze e Pontedera, Renzi/Nardella e Rossi), fresco nazionale, sono stati più furbi ed intelligenti, hanno nominato un direttore generale ed un consulente artistico, il regista Gabriele Lavia, che così potrà dirigere tutto ciò che vuole in barba alla riforma Franceschini. Infatti nella stagione 2015-2016 dirigerà per cominciare una megaproduzione da svariate centinaia di migliaia di euro.
Ed a questo punto non mi posso esimere dall’analizzare l’oramai nota vicenda del Nazionale e del TRIC. La nuova giunta e l’assessore Mangani hanno sempre giustificato la mancata partecipazione “al campionato superiore con ripiego nella categoria minore” con la mancanza di numeri e mezzi del Teatro Metastasio. Contrariamente a quanto dichiarato a più riprese da Magelli , dall’ex Sindaco Cenni e dal Presidente Cecchi. Anche stavolta mi sono documentato, appunto con il programma triennale di Magelli, dove questi numeri e mezzi ci sono tutti, dettagliati in ogni loro parte, per capitoli ben precisi: Nuovi programmi artistici – Attività nazionale ed internazionale; Formazione professionale; Sviluppo della formazione scolastica – Passato e futuro; Prospettive del teatro ragazzi: dal burattino all’azione scenica. Un aspetto deficitario: teatro giovani; Prospettive di Contemporanea (il Festival ndr.); Il Teatro Fabbricone. Che fare?; Agenzia di formazione e nodi da sciogliere sul territorio.

E per finire nelle ultime due pagine. “Epilogo: invito a tutta la classe politica”. 

Tutta la classe politica eh… ma proprio tutta tutta! Quella dell’allora maggioranza di centrodestra e quella dell’attuale di centrosinistra. Insomma tutta! In queste due pagine, di difficile sintesi perchè ogni parola di Magelli non può essere assolutamente sintetizzata, c’è l’appello ai governanti della città di un Uomo di Cultura, nato a Prato ma di formazione mitteleuropea, un appello accorato che non vi posso che riportare integralmente.

Quindi, o Magelli è un inguaribile visionario o chi ci amministra è un terribile bugiardo. Fate voi… 

Per inciso e chiarimento, sappiate che Magelli ha presentato al MiBACT-Direzione Generale Spettacolo il programma triennale del Metastasio esattamente 15 giorni prima delle elezioni amministrative del 2014 e lo stesso documento contestualmente al Sindaco uscente ma in carica Roberto Cenni. Il ministero assegnò al triennale di Magelli il numero di protocollo 00001. Ovvero primo teatro in Italia a presentarlo, ovvero il primo passo verso la partecipazione alla nomina di teatr nazionale.

Ma torniamo al futuro “direttore artistico”: sarà artistico o qualche altra cosa? Il nome scelto dall’amministrazione Biffoni e nominato dall’assemblea dei soci è quello di Franco D’Ippolito e vi riporto la sua presentazione presa da “Teatro e Critica” rivista online http://www.teatroecritica.net:

Franco D’Ippolito è attualmente consulente per l’attuazione delle politiche culturali e coordinatore della cabina di regia per i progetti strategici delle attività culturali della Regione Puglia.È cresciuto professionalmente nell’ETI e poi al Piccolo Teatro di Milano. È stato direttore organizzativo del Teatro Metastasio-Stabile della Toscana (epoca Tiezzi ndr.) e del Teatro Eliseo,direttore del Teatro Pubblico Pugliese e consulente organizzativo del Kismet di Bari, del Teatro delle Briciole di Parma, del CRT di Milano.
Ha insegnato “Organizzazione aziendale dello spettacolo” presso lo Stamms dell’Università di Lecce.Ha pubblicato presso Editoria & Spettacolo “Teoria e tecnica per l’organizzatore teatrale”. 

Chiarissimo no? L’uomo che serve esattamente al Met secondo la visione distorta del “DM Teatri” del duo Mangani-Bressan. Un ragioniere che in una serie di articoli, sempre su “Teatro e Critica”, sviscera e spacchetta la riforma teatrale, intitolando appunto i testi “Il Teatro finanziato” con episodi che vanno dal numero uno al numero quattro, più due “intermezzi “, almeno fino ad oggi. Finanziato, solo questione di soldi, capito?

Ecco esattamente che cosa sta accadendo a Prato, nella Città del Teatro Metastasio, ex Stabile della Toscana e oggi TRIC. Dove abbiamo una classe politica che governa la città al suono di #unaltrastoria ma che in fondo ripropone esattamente la #solitastoria precedente alla vittoria del centrodestra di sei anni fa. La #solitastoria dove si fanno favori agli amici ed agli amici degli amici, per ringraziarli e retribuirli dei servizi offerti in campagna elettorale e non solo. La #solitastoria di poltrone, prebende ed infine strapuntini dove accomodarsi. E tanti inutili tavoli. Adesso capisco perché il Biffoni ne mette su tanti, con tutta quella gente da far sedere, ci credo! Un città dove si caccia un Direttore Artistico e Regista di fama mondiale, reduce da successi straordinari, non ultimo la Medea al Teatro Greco di Siracusa con replica al Colosseo, riaperto per l’occasione con diretta TV e di fronte ad uno stuolo di ministri, Franceschini in testa, viceministri, politici e pseudo tali, compresi il Biffoni ed il Mangani. Lo si caccia e lo si rimpiazza con un ragioniere che dovrà far quadrare un bilancio blindato costituito dal contributo del Comune di Prato per circa un milione di euro, da quello del FUS di poco più di 800mila (con gran vanto del Mangani che ha sbandierato il successo di circa 300mila euro in più rispetto al passato che in realtà altro non è che il minimo dovuto a riconoscimento del lavoro della gestione Magelli) e di quello della Regione Toscana, per un totale nel 2014 di poco più di quattro milioni di euro, compresi entrate di produzione, incassi e rimborsi. Ma i quattrini non sono tutto. Con i soli quattrini non si programmano stagioni teatrali e non si organizzano scuole e laboratori di alto livello artistico. Ci vuole anche la Cultura, quella con la C maiuscola, quella di Paolo Magelli che se ne ritornerà all’estero a conseguire un successo dietro l’altro e sono contento per lui.

È tutto questo che mi fa montare tanta rabbia, una rabbia che mi divora da dentro nel vedere una città, la nostra Città, depredata e succube di Firenze, che per non far torto alla capitale del regno si annulla, si castra come il marito che se lo tagliò per far spregio alla moglie, chiudendosi in se stessa, immobile, implacabilmente vuota, misera e morta. Tutto questo grazie ad una giunta composta di persone che nella loro profonda incompetenza e pochezza culturale, sono anche prive del coraggio di riconfermare alla guida del Metastasio un Artista geniale come Paolo Magelli, affinché contribuisse a risollevare Prato da questo declino inesorabile.

Che tutto soccomba quindi e al diavolo. 

Francesco Risaliti

Madre mia…

  

<<Andrea Martinelli “Egregia signora Giuliana” 1998 olio su tavola.>>

Madre mia.

Ogni volta che torno a casa è per me un supplizio. Ti vedo sempre più stanca, abbandonata a te stessa, sporca.

Non sei più tu, madre mia, niente in te mi fa ricordare com’eri.

Ero piccolo ed ogni volta che ti vedevo mi brillavano gli occhi.

Pieni di meraviglia e di orgoglio. Madre mia. Eri tu.

Poi sono cresciuto ed ho iniziato a staccarmi da te. Ho girato l’Italia, poi il mondo.

Una città diversa ogni volta, un paese dietro l’altro, non mi fermavo per mesi.

Dopo un po’ di tempo, arrivava il momento di tornare. 

Ed Il cuore mi impazziva nel petto, tumultuoso come quello di un innamorato.

Il viaggio durava un lampo, anche se mi trovavo dall’altro capo del mondo.

Appena arrivato a casa, casa mia, era magia. Istantanea e travolgente.

Subito correvo ad abbracciarti, ti guardavo tutta con gli occhi avidi. 

Ti mangiavo viva, respiravo il tuo odore. Mi lasciavo abbracciare.

Ero con te. Nel mio nido. Come in un bozzolo, protetto e sicuro.

Farfalla che non voleva mai aprire le sue ali.

Poi lentamente qualcosa si è rotto. Il declino, prima lento, poi inesorabile.

Mio Dio. Cosa ti stava accadendo Madre mia. Perché tutto ciò?

Abbandono, degrado, sporcizia. Follia. Violenza, abusi, urla, minacce.

Dove sei finita? In quale angolo del tuo Io ti sei nascosta. Da cosa stai fuggendo?

Soprattutto, chi e che cosa ti ha spinto in questo baratro senza fondo.

Adesso sono qui che ti guardo. Ho la nausea. Sei quasi insopportabile.

Rimpiango di essere tornato. Vorrei non tornare più. Mai più.

Abbandonarti definitivamente. Dimenticare il passato, la gioventù.

Dimenticare il tuo volto bellissimo che oggi stento a riconoscere.

Sei terribile. Tutto intorno a te é terribile. Hai sporcato tutto.

Ho paura, si paura. Mi spaventi, non ti voglio nemmeno toccare.

Quando cammino, in casa mia, sto perfino attento a dove metto i piedi.

Sei cambiata Madre mia. Sei cambiata in peggio ed il peggio segue ad altro peggio.

Sei stata l’aria che mi riempiva i polmoni, un’aria fumosa ma che a me piaceva tanto.

Sei stata sangue del mio sangue, carne della mia carne, ossa delle mie ossa.

Lo sei ancora oggi, ma io sono distante migliaia di chilometri da te.

Sei tu ma ti odio. Mi fai ribrezzo. Lo so ti ci hanno portato ad essere ciò che oggi sei.

Ti hanno ferito e non hai reagito. Ti sei lasciata ferire ancora ed ancora.

Perché non gli hai fatto vedere chi sei, anzi chi eri. Ti stanno uccidendo. Basta!

Devo fare qualcosa io. Altrimenti sei spacciata e non tornerò mai più.

Perduta per sempre ed io smarrito per il mondo, errante e senza meta.

Senza il mio nido, senza il ventre dove racchiudermi, farfalla senza più bozzolo.

Devo fare qualcosa. Si ci deve essere il modo di farti tornare quella che eri.

Ho deciso Madre mia, terra che mi ha fatto crescere. Ho deciso. 

Ti salverò costi quel che costi, getterò il cuore oltre l’ostacolo.

Perché tu sei tutto il mondo racchiuso in un unico punto. 

Ti odio… Ma ti amo profondamente, perché tu sei il ventre dal quale sono nato.

Tu sei la mia Città, Madre mia. Tu sei Prato.

PANCHINE: PRATO COME ROMA?

  
  Cari amici, vi ricordate delle mirabolanti proposte della giunta Biffoni per abbellire il centro storico della nostra Prato? Panchine come non ci fosse un domani, panchine ovunque in tutte le piazze!

Ebbene ieri sera mentre guardavo il Tg5 con il servizio sulle dimissioni del sindaco Marino travolto, più che dai viaggi e dagli scontrini, da un regolamento di conti interno al PD, sì proprio nel momento in cui ho sentito profferire certe parole, mi si è aperto un mondo… Un mondo fatto di tantissime panchine.

“In passato i politici preferivano tinteggiare le panchine piuttosto che aggiustare le fogne, perché le panchine a differenza della fogne si notano subito…”

Non ho necessità di aggiungere altro, ogni commento lo riservo a voi cari amici Pratesi.

Allora avanti tutta, una panchina per il mio regno!

Buon fine settimana.

Dell’avercelo piccino.

  
Si lo ammetto: ero tra il pubblico che ha applaudito la performance di Frank Willens sulla terrazza del Bastione delle Forche per “Contemporanea 2015”. Se mi è piaciuto? No. Ci sono andato per curiosità perché speravo che oltre alla pisciata ci fosse di più. Niente. Un ossesso che si contorceva in una sorta di balletto rotolando sulla dura pietra della terrazza. Cioé voglio dire, se quel ballo di san vito da tarantolato internato a Montelupo era danza, il cigno di Mikhail Fokine si sarebbe suicidato, ma solo dopo essersi incazzato come una bestia, appunto. Eppure l’artista è un astro emergente nel panorama della danza e dell’arte contemporanea e ben potrebbe figurare in una qualsiasi manifestazione di questo genere, ma ci vuole anche un buon gusto nel fare le cose, magari evitando di voler scandalizzare a ogni costo purché se ne parli. Insomma, se non fosse per il danzare nudo e per il pisciarsi addosso, Frank Willens non se lo inculerebbe nessuno. Non sarebbe buono neppure per il corpo di ballo delle ragazze coccodé di Renzo Arbore insomma.  

Perché è vero che il pezzo clou, quello per cui io e gli altri circa 299 pratesi e non, siamo accorsi sulla spianata del Bastione delle Forche dopo un ora di assolo del ballerino (ballerino??) americano, è stata proprio la pisciata accompagnata dalla citazione del coreografo francese Jerome Bel “Je suis une fontaine”. 

Forse l’artista ha capito il vento che tira in Italia, laddove i riferimenti letterari, le parole famose e frasi ad effetto sono una prassi che ha avuto il suo culmine col renzismo a suon di hashtag, laddove anche quella, nel suo modo di vedere, è arte contemporanea. Ma l’arte va saputa interpretare e l’interpretazione è soggettiva e surrogata a quelli che propinano #unaltrastoria e invece finiscono ne #lasolitabugia. 

Emily Dickinson diceva: “Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito arriva al cielo la nostra statura”. Ecco, in questa frase ci sta tutta la spiegazione di come vengono amministrate le cose a Prato, perché se questa performance serviva a misurare la statura di questa giunta che ha avallato un tale progetto a occhi chiusi, beh signori miei, siamo governati da pigmei. Chissà, forse i veri grandi, quelli che hanno capito tutto, sono quel gruppetto di pratesi che passando da via Arcivescovo Martini hanno gridato all’indirizzo dell’uomo nudo “tanto tu ce l’hai piccinooo”. O forse l’hanno gridato all’assessore alla cultura, non certo riferendosi al pisello?