Dell’avercelo piccino.

  
Si lo ammetto: ero tra il pubblico che ha applaudito la performance di Frank Willens sulla terrazza del Bastione delle Forche per “Contemporanea 2015”. Se mi è piaciuto? No. Ci sono andato per curiosità perché speravo che oltre alla pisciata ci fosse di più. Niente. Un ossesso che si contorceva in una sorta di balletto rotolando sulla dura pietra della terrazza. Cioé voglio dire, se quel ballo di san vito da tarantolato internato a Montelupo era danza, il cigno di Mikhail Fokine si sarebbe suicidato, ma solo dopo essersi incazzato come una bestia, appunto. Eppure l’artista è un astro emergente nel panorama della danza e dell’arte contemporanea e ben potrebbe figurare in una qualsiasi manifestazione di questo genere, ma ci vuole anche un buon gusto nel fare le cose, magari evitando di voler scandalizzare a ogni costo purché se ne parli. Insomma, se non fosse per il danzare nudo e per il pisciarsi addosso, Frank Willens non se lo inculerebbe nessuno. Non sarebbe buono neppure per il corpo di ballo delle ragazze coccodé di Renzo Arbore insomma.  

Perché è vero che il pezzo clou, quello per cui io e gli altri circa 299 pratesi e non, siamo accorsi sulla spianata del Bastione delle Forche dopo un ora di assolo del ballerino (ballerino??) americano, è stata proprio la pisciata accompagnata dalla citazione del coreografo francese Jerome Bel “Je suis une fontaine”. 

Forse l’artista ha capito il vento che tira in Italia, laddove i riferimenti letterari, le parole famose e frasi ad effetto sono una prassi che ha avuto il suo culmine col renzismo a suon di hashtag, laddove anche quella, nel suo modo di vedere, è arte contemporanea. Ma l’arte va saputa interpretare e l’interpretazione è soggettiva e surrogata a quelli che propinano #unaltrastoria e invece finiscono ne #lasolitabugia. 

Emily Dickinson diceva: “Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito arriva al cielo la nostra statura”. Ecco, in questa frase ci sta tutta la spiegazione di come vengono amministrate le cose a Prato, perché se questa performance serviva a misurare la statura di questa giunta che ha avallato un tale progetto a occhi chiusi, beh signori miei, siamo governati da pigmei. Chissà, forse i veri grandi, quelli che hanno capito tutto, sono quel gruppetto di pratesi che passando da via Arcivescovo Martini hanno gridato all’indirizzo dell’uomo nudo “tanto tu ce l’hai piccinooo”. O forse l’hanno gridato all’assessore alla cultura, non certo riferendosi al pisello? 

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