Madre mia…

  

<<Andrea Martinelli “Egregia signora Giuliana” 1998 olio su tavola.>>

Madre mia.

Ogni volta che torno a casa è per me un supplizio. Ti vedo sempre più stanca, abbandonata a te stessa, sporca.

Non sei più tu, madre mia, niente in te mi fa ricordare com’eri.

Ero piccolo ed ogni volta che ti vedevo mi brillavano gli occhi.

Pieni di meraviglia e di orgoglio. Madre mia. Eri tu.

Poi sono cresciuto ed ho iniziato a staccarmi da te. Ho girato l’Italia, poi il mondo.

Una città diversa ogni volta, un paese dietro l’altro, non mi fermavo per mesi.

Dopo un po’ di tempo, arrivava il momento di tornare. 

Ed Il cuore mi impazziva nel petto, tumultuoso come quello di un innamorato.

Il viaggio durava un lampo, anche se mi trovavo dall’altro capo del mondo.

Appena arrivato a casa, casa mia, era magia. Istantanea e travolgente.

Subito correvo ad abbracciarti, ti guardavo tutta con gli occhi avidi. 

Ti mangiavo viva, respiravo il tuo odore. Mi lasciavo abbracciare.

Ero con te. Nel mio nido. Come in un bozzolo, protetto e sicuro.

Farfalla che non voleva mai aprire le sue ali.

Poi lentamente qualcosa si è rotto. Il declino, prima lento, poi inesorabile.

Mio Dio. Cosa ti stava accadendo Madre mia. Perché tutto ciò?

Abbandono, degrado, sporcizia. Follia. Violenza, abusi, urla, minacce.

Dove sei finita? In quale angolo del tuo Io ti sei nascosta. Da cosa stai fuggendo?

Soprattutto, chi e che cosa ti ha spinto in questo baratro senza fondo.

Adesso sono qui che ti guardo. Ho la nausea. Sei quasi insopportabile.

Rimpiango di essere tornato. Vorrei non tornare più. Mai più.

Abbandonarti definitivamente. Dimenticare il passato, la gioventù.

Dimenticare il tuo volto bellissimo che oggi stento a riconoscere.

Sei terribile. Tutto intorno a te é terribile. Hai sporcato tutto.

Ho paura, si paura. Mi spaventi, non ti voglio nemmeno toccare.

Quando cammino, in casa mia, sto perfino attento a dove metto i piedi.

Sei cambiata Madre mia. Sei cambiata in peggio ed il peggio segue ad altro peggio.

Sei stata l’aria che mi riempiva i polmoni, un’aria fumosa ma che a me piaceva tanto.

Sei stata sangue del mio sangue, carne della mia carne, ossa delle mie ossa.

Lo sei ancora oggi, ma io sono distante migliaia di chilometri da te.

Sei tu ma ti odio. Mi fai ribrezzo. Lo so ti ci hanno portato ad essere ciò che oggi sei.

Ti hanno ferito e non hai reagito. Ti sei lasciata ferire ancora ed ancora.

Perché non gli hai fatto vedere chi sei, anzi chi eri. Ti stanno uccidendo. Basta!

Devo fare qualcosa io. Altrimenti sei spacciata e non tornerò mai più.

Perduta per sempre ed io smarrito per il mondo, errante e senza meta.

Senza il mio nido, senza il ventre dove racchiudermi, farfalla senza più bozzolo.

Devo fare qualcosa. Si ci deve essere il modo di farti tornare quella che eri.

Ho deciso Madre mia, terra che mi ha fatto crescere. Ho deciso. 

Ti salverò costi quel che costi, getterò il cuore oltre l’ostacolo.

Perché tu sei tutto il mondo racchiuso in un unico punto. 

Ti odio… Ma ti amo profondamente, perché tu sei il ventre dal quale sono nato.

Tu sei la mia Città, Madre mia. Tu sei Prato.

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