La fiera della “qualità”.

  
Girando in centro oggi mi è caduto l’occhio su un manifesto giallo che reclamizzava il mercato in piazza Duomo per domenica 22 novembre. Niente di strano, giacché è prassi di qualsiasi amministrazione comunale cercare di far vivere il centro storico con mercati e bancarelle.

A onor di vero l’ultima kermesse della cioccolata era talmente povera e squallida con quei pochi banchi nella maestosa cornice di piazza del Duomo da far rivalutare come eccezionale la stessa festa del cioccolato nella piccola Vergaio, con le solite 7-8 bancarelle racchiuse nella piccola piazza della chiesa.

Sicuramente l’assessore alle attività produttive avrà capito l’errore e avrà rimediato con l’allestimentodi un bel mercato, talmente pieno di bancarelle da riempire tutta la piazza. Lodevole come iniziativa. Mi son detto: finalmente non si pensa solo ai localini only food; quelli con arredamento retrò e minimalista che fa tanto figo, salvo poi farti pagare un piccolo tagliere di affettati e mozzarella quando un primo piatto cucinato da Vissani. 

Ma mentre stavo facendo queste considerazioni davanti al manifesto giallo, ho però focalizzato altro. Una cosa che mi ha destato sorpresa e successivamente ironia. Non tanto per la miseria di “soli” 47 banchi al prezzo di 120 euro l’uno che avrebbero riempito a malapena piazza S.Agostino ma perché il mercato del 22 novembre in piazza Duomo sarà un “MERCATO DELLA QUALITA’” !!! C’é scritto e specificato: DELLA QUALITA’.

Cari pratesi, con tanto di specifica comunale quello del lunedi in viale Galilei è un mercato da morti di fame!! Esagerato? Mica tanto. Se un amministrazione comunale piena zeppa di avvocati che dovrebbero conoscere il significato delle parole, non fa caso a queste cose e non da peso a certe sfumature, non è peregrino pensare che qualcuno possa approfittare di questi incapaci per rifilargli degli Swap 2.0. E’ un attimo eh!! 
Passi il mercato del Forte, passi il mercato Europeo e perfino per la Fiera dell’Est, ma qui per due soldi non ci si ritrova con due topolini ma con un intera categoria di ambulanti pronti a fare un azione legale! Siamo di fronte a ottusangoli della comunicazione, irremovibili dalle loro concezioni “mistiche”come sacerdoti di un ideologia stupida, persone inadeguate messe in determinate posizioni non per merito ma solo per clientelismo. Basti vedere le ultime nomine anche nelle partecipate per rendersene conto. L’unico vero merito che viene premiato è la fedeltà, lo spirito di servizio nei confronti del potente, tutte cose che vengono garantite non dall’intelligenza, dalla competenza o dalle capacità ideative, ma davvero solo dalla mediocrità e dall’incompetenza. 

Queste cose non riesco proprio a digerirle e dato che sono anche una merda, stamani sono andato ai banchi del mercato di viale Galilei a “tastare il polso”. Ovunque ho trovato ambulanti incazzati pronti a dissotterrare l’ascia di guerra contro il comune e l’assessorato alle attività produttive. In un amen questi commercianti si sono ritrovati con della merce che, secondo il comune, non vale un fico secco. Anzi, si potrebbe pensare che rifilino capi e articoli scadenti alle ignare persone. Io potrei pensarlo, ma il comune lo afferma!! 

Una bella trappola, non c’è che dire. Di solito i bari e i prestigiatori si guardano bene dallo svelare i propri trucchi, il modo con cui fanno spuntare assi o progettini dalla manica, il sistema con cui estraggono conigli dal cappello ma dopo aver “riqualificato” la piazza del mercato nuovo aumentando le dimensioni delle piazzole passate da 25 a 30 mq lo scherzetto giocato agli ambulanti da parte dell’assessore Toccafondi è degno del miglior Silvan quando maneggia i mazzi di carte.  Possibile che una come la Toccafondi non si sia accorta di questo macroscopico errore? Oppure se ne è accorta ma “deve” obbligatoriamente lasciar correre perché questo “MERCATO DI QUALITA” è organizzato da un noto commerciante di abbigliamento del centro storico? Per bando o affidamento diretto? Ma soprattutto, conviene per accontentare uno mettersi contro un intera categoria di commercianti? Forse conti alla mano, conviene.

Anche se non so per la “qualità” di chi. 

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Porcile.

di Francesco Risaliti  
“Porcile” di Pier Paolo Pasolini in scena al Metastasio, con adattamento e regia di Valerio Binasco, è un affresco straordinario della nostra società, composto quadro dopo quadro nella scena cristallizzata magistralmente da Lorenzo Banci.Gli attori della Compagina Stabile incarnano uno ad uno i personaggi che conducono all’abominio, all’abisso “familiare” e sociale. Gli anni sessanta di Pasolini in un attimo piombano in questo nuovo secolo con la durezza ed il dolore di un pugno allo stomaco.

Julian Klotz, Francesco Borchi, la normalità perché non c’è niente di più normale della sua perversione rispetto all’anormalità che lo circonda.

Suo padre il Signor Klotz, Mauro Maliverno, l’avidità e la totale mancanza di cultura affogata nei bignè.

Hans-Guenther, Franco Ravera, la spietatezza dello sbirro politico. Wolfram, Pietro D’Elia, la semplice dolcezza inconsapevole di un anziano. Maracchione, Fabio Mascagni, l’incoscienza del contadino/popolo.

Herdhitze, Fulvio Cauteruccio, la violenza psicologica del torturatore ed assassino di ebrei che alla fine copre tutto con nebbia soporifera.

Ida, Elisa Cecilia Langone, la pochezza e vacuità della mancanza di ideali pur cercati, rappresentata perfettamente nello stereotipo di personaggio inconsistente.

Ed infine lei, la madre Berta Klotz, Valentina Banci, che prepotentemente si impossessa della scena trasformandosi da personaggio secondario in filo conduttore del grottesco quadro familiare/società. 

Perché grotteschi, alterati nell’aspetto e nella voce sono tutti i personaggi di Binasco e Banci si trasforma nella madre alcolizzata, drogata e dissoluta con ogni mezzo a disposizione della sua potenza recitativa: il tremore della mano; l’instabilità delle gambe; il trucco bianco con gli occhi profondi e neri e le labbra rosse; i capelli, la parrucca ed i cappelli; gli abiti perfetti della costumista Sandra Cardini.

La madre modellata da Binasco e Banci altro non è che l’immobilità della nostra società. Berta è l’unico personaggio ad aprire gli occhi sul figlio che si accoppia con i maiali. Però piuttosto che comprendere ed accettarne la diversità, preferisce averlo immobile ed imboccarlo con indifferenza ed odio profondo.

Ebbene questa madre siamo tutti noi, che indifferentemente “imbocchiamo ed odiamo” il nostro paese piuttosto che provare a comprenderlo, accettarlo e provare a cambiarlo. Lo stesso facciamo noi pratesi che subiamo inermi tutto ciò che ci viene servito da amministratori e politici che pian piano ci stanno trascinando nell’abisso dove sorge il porcile. E così Prato non premia con il pubblico il Porcile di Binasco e Magelli, accoppiata della quale sentiremo ancora parlare, perché è uno specchio spietato nel quale si riflette la vacuità, la pochezza e mancanza di cultura che permea ogni strato della nostra città.

Ed i “nostri maiali” sono tutti li famelici con la bocca aperta che ci aspettano per triturarci e mangiarci come il povero Julian.

Brainstorming alla tramontana.

di Francesco Risaliti

 
Giro in centro. Un tramontanino teso sferza le vie e le facce. Gente a spasso e questo fa piacere. Negozi aperti pochi. I soliti “bevimangiamordifuggi” tutti pronti per la serata. Pretorio presente ma chiuso. Nient’altro.

Leggo che il Comune di Prato ha fatto un bando (euro 39900+20000 un si sa mai, pariamoci il culo e stiamo sottosoglia) per la creazione di un “brand”. Parola figa assai… I brand riempiono le bocche e svuotano altro. Fanno i brainstorming per inventarli, i brand. Ci vorrebbero più brain e meno storming altro che. Dicono che serve qualcosa che rappresenti Prato.

Davanti al Bacchino, un ragazzo in bici mi chiede: “Scusa, dov’è la Stazione Porta al Serraglio?” Rispondo d’impulso:  “Guarda, vai dritto, Piazza Duomo, ancora dritto e non sbagli…”  Non credo volesse prendere un treno qualsiasi. Ma uno preciso, si.

Caro Sindaco, cara Giunta, cari Amministratori, datemi retta, risparmiate questi 60000 euro.         

Il brand c’è già… Anzi più di uno. Tutti pessimi.