Le mutande.

  
Prato è una città che ha sempre accolto, ma è anche madre spesso indifferente con molti dei suoi figli, siano essi legittimi o adottivi. A Prato i figli tornano. Tornano da luoghi lontani, da impegni che li hanno portati in giro per il mondo. Tornano nonostante la rudezza e l’ingratitudine della città/madre, perché si sono allontanati da lei per raggiungere le loro aspirazioni, ma nel profondo del cuore la amano, così come si ama una vecchia madre piena di acciacchi e che si stenta a riconoscere dietro a quelle rughe che celano la bellezza di un tempo.

Vi dico questo perché stasera ho incontrato una figlia della nostra città. Figlia nata e cresciuta qui, allontanatasi e tornata. E adesso pratese e cittadina, ogni volta che il suo meraviglioso “mestiere” le permette di tornare. Valentina Banci è una donna straordinaria, per l’energia che emana, per la passione e per la forza. Soprattutto è un’attrice di grande talento. Proprio stasera, vincendo il richiamo del mercatino europeo sparso per le piazze cittadine, ed avendo ricevuto l’invito direttamente da lei, ho avuto il piacere di ammirarla al Fabbricone ne “Le mutande” di Sternheim, con l’adattamento di Paolo Magelli e la regia di Luca Cortina. Sulle tavole gli attori della Compagnia Stabile del Metastasio. È inutile dire che l’attenzione dello spettatore è colta dalla assoluta presenza scenica di Valentina/Luise. Se “Le mutande” sono Luise, tutto ciò che la circonda è la metafora di una società priva di amore. Ed in questo emerge la sognatrice protagonista che verrà annichilita dalle aspirazioni alla scalata sociale degli altri personaggi. È sintomatico come dopo due ore di recitazione ed una serie di situazioni in cui l’opportunismo di tutti prevale sui sogni di Luise, in un loop torniamo ad ascoltare la medesima frase di inizio rappresentazione: che cosa mangerà la bestia?

La pièce messa in scena al Fabbricone è straordinaria per la scenografica spoglia ma significativa, le luci che sapientemente disegnano i volti dei protagonisti, l’odore dell’arrosto che realmente pervade la platea. Tutto si gioca in pochi metri ed alcune porte che si aprono su mondi vicini ma totalmente estranei fra loro. Ed è proprio Valentina/Luise che li unisce tutti con grande potenza recitativa. Tutti bravi gli attori della Compagnia Stabile del Metastasio: Fabio Mascagni, Elisa Cecilia Langone, Francesco Borchi e Fulvio Cauteruccio.

Chiudo tornando a parlare della madre indifferente che molto spesso non valorizza i propri figli. Infatti in questo momento che potremmo chiamare “il fuori settembre pratese”, così come si esaltano e pubblicizzano altri eventi, la messa in scena in prima nazionale de “Le Mutande” poteva avere un maggiore risalto. Innanzitutto perché è uno spettacolo piacevole sotto tutti i punti di vista, ma soprattutto perché accoglie Paolo Magelli, oramai ex direttore artistico del Metastasio e l’attrice Valentina Banci, entrambi reduci dallo straordinario successo della Medea di Seneca rappresentata prima al Teatro Greco di Siracusa e poi al Colosseo in diretta TV. Quanto creato da Magelli nel nostro teatro cittadino rappresenta un’esperienza unica ed eccezionale di Compagnia Stabile e per dirla con le sue parole “il mio testamento culturale”. 

Starà a chi gli succederà proseguire ed incrementare i successi raggiunti, anche perché la qualifica di Teatro di Rilevante Interesse Culturale porterà ulteriori risorse economiche nelle casse dell’ente. Diversamente una regressione rappresenterebbe l’ennesima occasione persa per la nostra città, incapace di rialzare la testa dalle imposizioni che la vogliono “in mutande” relegata a periferia di Firenze ed un catastrofico insuccesso per i politici che attualmente governano la città.

Brava Valentina Banci, bravo Paolo Magelli, bravi tutti i componenti della Compagnia Stabile del Met.

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Come cani al guinzaglio del padrone.


Raramente, a dir la verità quasi mai, cito delle persone con il proprio nome nei miei scritti ma questa volta la cosa è talmente curiosa che non resisto. Mi sono imbattuto in un articolo dal blog di tale Loana Fortin laddove la “blogger” attaccava pesantemente la consigliera indipendente Marilena Garnier. Certo che ognuno ha una propria visione e può scrivere ciò che vuole assumendosene le responsabilità ma in questo mondo virtuale dove tutti si possono ergere a blogger e qualche ragazzotto perfino a spin doctor, prima di vomitare amenità bisognerebbe avere un minimo di spalle coperte, e vista la mole della signora, anche qualcos’altro. Bene intendersi: questo non è un articolo a difesa della Garnier, dato che la signora ha palle e polvere a sufficienza per ignorare queste cose. Mi preme però smascherare questi cantori delle verità indissolubili che come la luna, hanno una faccia nascosta e sono rosi dentro dall’invidia. Infatti come dicevo, la consigliera Garnier è una che non si fa certo mettere la mosca sul naso dato che ha avuto il coraggio di denunciare il malgoverno e l’improduttività della giunta Biffoni schierandosi apertamente e in maniera netta, come tutti coloro che non si fanno comprare, contro l’amministrazione. Tutto il contrario della Loana Fortin che seppur ideologicamente di destra, per convenienza si è iscritta nelle liste della Città per Noi in appoggio proprio a Biffoni, dopo che il proprio presidente Agostinelli ha effettuato una conversione a 360° da meravigliare perfino Scilipoti! Una convenienza che parte appunto da una serie di favori fatti e di grazie ricevute, giacché la Fortin fa parte di quelle guardie ambientali che hanno, guarda caso, ricevuto l’incarico di sovrintendere agli argini e alle piste ciclabili.


  

Dato che sono un vecchio pratese da generazioni mi viene spontaneo il detto «pé nulla un canta i ceho», perché a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina. Per dire, proprio in questi giorni con le luci del settembre pratese al crepuscolo il sindaco Biffoni sta svendendo la nostra città pezzo per pezzo rendendola periferia di Firenze (per l’aeroporto) e di Pistoia (per la prefettura e i servizi collegati) e la sedicente blogger che dispensa verità non trova di meglio che occuparsi di una consigliera che ha fatto un interrogazione sul controllo dei cani, vomitandole contro tutta l’invidia repressa. Forse guardare una foto e guardarsi allo specchio fa questo effetto nefasto? Mah….

Niente di nuovo sotto il sole settembrino dove qualcuno finge di arrabbiarsi per un “bella ciao” continuando la spola a mano tesa verso palazzo comunale, e dove i favori son cambiali da onorare. Anche e soprattutto per chi scrive su qualche blog

C’è un solo Settembre.

 
A Prato siamo nel bel mezzo dei festeggiamenti per la festa che, almeno in questo periodo, eleva la città a faro illuminante nel panorama delle feste toscane. Una città che si riscopre viva e pulsante e che ha avuto la fortuna (o l’intelligenza) di saper sfruttare questo periodo che precede la festa religiosa dell’Ostensione della Sacra Cintola in maniera degna, senza sminuirsi con banali sagre estive da panzanella. Prato è viva, nonostante abbia passato anni bui dove l’unica attrattiva era il luna park e i fuochi artificiali da festa parrocchiale, seguendo e sfruttando quella riqualificazione culturale e ideologica che ha permesso alla città di reinventarsi meta turistica. Concerti di grandi artisti, luoghi di interesse culturale pieni di visitatori, il Pretorio riportato ai massimi splendori dopo anni d’oblio, alberghi e ristoranti pieni, piazze e vie del centro storico gremite di persone. Insomma tutto bello e quasi riuscito, al di la dei commenti di contrapposti tuttologi che vorrebbero o sminuire tutto o incensare anche ciò che non c’é. Come sempre la verità sta nel mezzo, perché se è vero che gli eventi riempiono piazze e strade è altresì vero che alla sera molte altre piazze e strade non offrono attrattive e non invogliano al passaggio. Due facce della stessa medaglia. Eppure a dar retta ai commenti entusiastici dei fantaccini del PD che hanno preso il posto dei pretoriani cenniani, dopo la bruttura delle natalogie tutto ciò che luccica è diventato oro. Pappagalli che ripetono quello che gli è stato detto di dire, piegandosi come un giunco a qualsiasi presa per i fondelli venga loro comunicata dai suoi corifei mediatici che sparano “la pazzesca cifra” di 15.000 presenze in tre giorni dimenticando per esempio che per la sola Visionaria 15.000 presenze ci furono in un sol giorno e per i fuochi al Castello 10.000 in una sola sera! I soliti che, ne sono certo, si meraviglieranno per le tante persone che saranno presenti al Corteggio Storico, unico evento che non ha colori politici, immutabile da decenni e lustri. Fazioni politiche che fanno a gara nel contare le aperture dei locali e le presenze a gli eventi senza riflettere sul fatto che si potrebbe dare di più per rendere più vivo tutto il centro anche la sera, come succede per i giovedì di luglio. Nulla da fare. Il cervello di taluni arriva a ragionare fino a un certo punto, incapace di darsi un progetto che vada oltre il “settembre pratese” adombrandosi in tutta la sua nullità quando qualcosa ravuglia nel sottofondo politico di parte, fatto di rancori e invidia verso “gli altri”. Per sostenere il progetto di rinascita già in atto da tempo, non importa essere pretoriano, grillino o fantaccino perché solo una città viva tutto l’anno, con l’aiuto di tutti, può sperare di sollevarsi definitamente dal cliche di periferia di Firenze. 

Non dimentichiamolo questo. Sia quando ci si improvvisa contabili che quando ci si improvvisa virtuali spazzini in una luminosa mattina di settembre.

Metastasio, priorità per la città.

  Il cda del Metastasio si appresta nei prossimi giorni a nominare il nuovo direttore artistico del teatro che andrà a sostituire quello uscente, il regista Paolo Magelli reduce dal successo di “Medea” al Teatro Greco di Siracusa e al Colosseo di Roma con tanto di diretta tv. La stessa piece teatrale ha avuto come protagonista una straordinaria ed intensa Valentina Banci, attrice pratese che sarà in scena sempre con Medea al Teatro Fabbricone nell’aprile del prossimo anno, oltre che in altre rappresentazioni della compagnia stabile del Metastasio.

Tornando al discorso della nomina a direttore del MET, sia il presidente Bressan che l’assessore Mangani hanno più volte ravvisato la necessità che il nuovo direttore sia un manager e non un regista, a loro dire secondo quanto previsto dal ministero e dal FUS nel riordino degli enti teatrali. Questa opzione andrebbe in antitesi con la scelta operata dal teatro Pergola-Era che ha come direttore il noto regista Gabriele Lavia, forse in virtù del fatto che si tratta di Teatro Nazionale, mentre il MET invece no. Misteri e differenze tra un teatro nazionale e un teatro di interesse regionale. Vabbè…

Seguendo le notizie riportate da un organo di informazione molto vicino all’assessore alla cultura Mangani, vengono fuori una serie di nomi eterogenei che avrebbero le carte in regola per poter ambire alla nomina, tutti dotati di enorme spessore e con curriculum in materia di programmazione e promozione teatrale e tutti sicuramente in grado di soddisfare le richieste del Comune di Prato e del cda. Strano però che in tutti questi nomi manchi una persona che, professionista di sicuro talento, già ha riscosso molti successi nell’organizzazione di eventi e spettacoli in città e provincia. Oltretutto ricopre incarichi di ufficio stampa di enti museali ed orchestrali ed è stata direttore artistico di un importante festival musicale, ruolo dal quale si è recentemente dimessa. Ulteriore nota di merito, per non dire decisiva per la probabile assegnazione, è che proprio in questi giorni collabora con la kermesse settembrina pratese. Qualcuno avrà già capito di chi stiamo parlando. Per chi, al di fuori di certi circuiti culturali, non avesse ancora compreso chi sia, ne sveleremo il nome: Silvia Bacci.

Se i bookmakers accettassero scommesse su questa probabilissima nomina, ci punterei 10.000 euro. E lo farei a occhi chiusi!! Non tanto per le indubbie doti fino ad oggi dimostrate ma per l’importante vicinanza politica con l’amministrazione cittadina. 
Adesso è giunto il momento di mettere a frutto gli oltre ottocentomila euro ricevuti dal FUS, trecento in più rispetto allo scorso anno quando presidente era Umberto Cecchi e direttore Paolo Magelli. La volontà del ministro Franceschini di sostenere il nostro teatro va ricompensata con straordinaria capacità manageriale. A lei, a Silvia Bacci, auguro pertanto un grande in bocca al lupo! 

Con buona pace della meritocrazia e dei curriculum che finiranno come sempre nel cesso di palazzo comunale. 

Che sia sempre Settembre.

  Settembre è cominciato e sono partiti gli eventi di “Settembre, Prato è spettacolo” con gran dispiego di battage pubblicitario e con roboanti osanna da parte della giunta. Bene. Benissimo. Se questi eventi devono servire a rendere più presentabile la nostra città ben vengano! Nel centro storico piazze gremite, strade riscoperte al tradizionale struscio, nuove aperture di ristorantini e locali , turisti che riempiono gli hotel, l’apertura completa del Pretorio, sono tutti segnali di una voglia di voler cambiare lo stato delle cose dando nuovo smalto e nuovo slancio per riportare il centro storico vivo.

Panem et circensens, si diceva fino a qualche anno fa. Beh, se devo scegliere tra un desco spoglio e bruttissimo come quello delle scorse natalogie, preferisco di gran lunga il panem et circensens attuale! Prato infatti si merita molto di più di 5 pancali imbullettati e piante secche e bene ha fatto, questa volta, l’amministrazione cittadina ad affidarsi in toto a veri professionisti come quelli di Fonderia Cultart che già in passato hanno dato prova di ottima professionalità nell’organizzazione di eventi che, se ben supportati dal comune, hanno radicalmente cambiato il modo di “vivere” il settembre pratese. 

Certo, qualcuno ha storto la bocca per i soldi spesi criticando i metodi di affidamento, e sempre qualcuno dice che ci sarebbero altre priorità di spesa e non mancano i lamentoni, quelli che devono criticare tutto e tutti a prescindere, che sia Jerry Cala e la Mannoia aggratis o che siano gli Interpol e Mannarino a pagamento. Suvvia, diamoci una regolata! Dopo l’aumento della Tasi, l’incameramento dei milioni dati da Toscana Energia per il subentro della distribuzione del gas, dopo il risparmio per il mancato pagamento degli Swap e il significativo sconto dai 43 milioni di euro prefissati per il riacquisto dell’area ex MeD tanto per citare alcune fonti di risparmio, volevate un settembre con il solo luna park in viale Marconi come veniva fatto prima della decisa inversione di tendenza? Ma di cosa stiamo parlando? Siamo obiettivi: è meglio cosi!

Adesso che la strada è tracciata da questo nuovo modo di ripensare gli eventi belli e interessanti come quelli attuali, sicuramente ci aspetterà un magnifico cartellone anche per il prossimo Natale. Questa è la strada giusta, o come si dice, #lavoltabuona e quindi sotto con la nomina del nuovo direttore del Metastasio per mettere a frutto la nomina a Tric, avanti con la riapertura e potenziamento del Museo Pecci e che partano i lavori per la declassata al Soccorso e del parco nell’ex MeD.

Almeno potremmo dire che l’aumento delle tasse per i servizi e i milioni a pioggia nelle casse comunali serviranno per il bene comune. Questa volta. 

Massoni.

11825060_1429352003747483_618933038074606228_nDal mio buen retiro estivo leggo che il sindaco Biffoni a Prato si appresta a inaugurare l’anno massonico.

C’è poco da interrogarsi, c’è poco da fare dietrismi, c’è poco da supporre: i nuovi amministratori sono famigli, sono amici d’infanzia e compagni di merende di questo potere sotterraneo che annovera tra le sue file insospettabili ed ex di tutto ma pur sempre in pista. Tutto quadra alla perfezione. Perfino l’uscita del coordinatore della Città per Noi, Silvano Agostinelli, a difesa dell’operato del sindaco dopo la magra figura delle amministrative dello scorso anno.

Quali sono i fatti? Eccoli: Biffoni ha accettato l’invito del gran maestro del Grande Oriente d’Italia e il 19 settembre parlerà di Prato a Roma. Francamente i cittadini, che hanno una pessima opinione della massoneria, la riterranno una cosa impensabile, ma i tempi cambiano e il nuovo corso renziano impone di dimenticare quando la Massoneria era vista come il grande Satana dai compagni di allora declinando inviti del genere. Un segno dei tempi conseguente a quel sistemico #unaltrastoria con cui il PD intende governare Prato. Eppure la sconfitta del 2009 avrebbe dovuto insegnare ai nostrali piddini che andare contro la base non conviene, ma tu vai a spiegarlo a questi intelligentoni che non hanno saputo esprimere un candidato sindaco proprio ma ne hanno subito uno calato da Roma, passando per Firenze.

La cosa che non si dice e che si evince però è il totale silenzio della corrente più a sinistra del PD pratese e della locale sezione di SeL che al contrario di ciò che succede a livello nazionale, qui resta zitta muta e correa. Un vero e proprio meretricio quello dei vari Blasi e Monzali che a differenza di Agostinelli e Taiti c’entrano coi massoni come il cavolo a merenda! È questo e non altro il modo più riprovevole, sospetto e “moralmente” censurabile che avrebbero dovuto denunciare loro per primi, ma sarebbe chiedere troppo a chi si alimenta grazie alla ben retribuita pubblicità di Consiag e a chi ha bisogno di una parvenza “culturale” affinché “AUT” continui a fare il circolo delle bevute. Forse staranno in silenzio perché sanno che il vecchio ritrovo massonico qual era il Misericordia e Dolce, che ai tempi fu anche culla accogliente per un giovane estraparlamentare rincorso dalle guardie, verrà demolito. Ma può bastare questo? Prato si aspetta risposte e decisione degne di #unaltrastoria e non di riunioni svolte in contesti opachi, procedure occulte e sistemi da consorterie e cricche oscure.

Ma questo è il nuovo corso e non importa più nascondersi ne far finta di nulla dato che anche i massoni diranno la loro sul futuro di Prato, così come hanno già fatto Firenze e Roma.

Tutti fuorché il sindaco eletto dai cittadini.

La storia di Manuela.

“Questa di Manuela è la storia vera che scivolò nel fiume a primavera  

ma il vento che la vide così bella dal fiume la portò sopra a una stella.

 Sola senza il ricordo di un dolore vivevi senza il sogno di un amore

ma un Troglodita buono e senza scorta bussò tre volte un giorno alla sua porta.” 

 

Ho appena letto su un quotidiano della sua storia, gentilissima signora Palmieri e subito mi si è strinto il cuore. Principalmente per la pietà umana del suo caso e per la sua condizione fisica ma anche per l’indifferenza delle istituzioni pratesi verso i propri concittadini. Leggo dalla sua intervista che ha una situazione abitativa degna di un deportato alla Cayenna del tardo 800 e non so quante volte si sarà rivolta all’assessorato dei servizi sociali per richiedere un abitazione dignitosa. Quanti cittadini saranno nelle stesse sue condizioni… E immagino cosa avrà pensato quando comune e Regione privilegiano i profughi facendoli accomodare in villini o ristrutturando vecchie coloniche. “Così è la vita” si potrebbe dire se nel suo caso non fosse tragicamente crudele.

Si perché leggo di un tumore che le sta minando sempre più il fisico e che la sua aspettativa di vita è ormai una speranza, e ancora non posso fare a meno di pensare che potrebbe essere andata diversamente se avesse potuto curarsi in una struttura oncologica adeguata nell’ex ospedale Misericordia e Dolce. “Così è la vita” anche se Il diritto alla cure e alla salute vale più di qualsiasi parco verde.

Che altro dirle, signora Palmieri? Spero in cuor mio che Il suo scritto venga letto dal sindaco Biffoni e dall’assessore al sociale Biancalani per garantirle una sistemazione adeguata. Spero anche che venga letto dal vicesindaco Faggi affinché nel suo mandato si impegni prima per i pratesi e poi per gli altri e ultimo ma non ultimo dal governatore Rossi e dall’assessore regionale alla sanità Saccardi.

Riusciranno le sue parole scritte su un quotidiano a scuotere e svegliare le istituzioni locali? Sicuramente si, perché questa amministrazione comunale, in mancanza di altro, cura molto l’aspetto mediatico e la comunicazione quindi non disperi e attenda fiduciosa. Ha i suoi cani, che le sono di compagnia e che la aiuteranno a superare questo brutto momento, e se può consolarla pensi che avranno, così come tutti i cani della città, una grande area di sgambatura al Calice. Almeno per loro, per i cani, le istituzioni hanno avuto un occhio di riguardo.   

Da un’arte all’altra.

 

Dal mio buen retiro estivo, dove le giornate passano languide con il cocktail preferito sul tavolino, tra uno sguardo al fondoschiena di una bella ragazza ed una mano di ramino con gli amici, mi è balzato all’occhio un trafiletto su un quotidiano che riporta la mia attenzione a Prato, alla mia amata città. Leggo tra le righe il nome di un “signore” associato ad una ben precisa azione che più avanti esplicherò, ed immediatamente la memoria corre all’inizio della sindacatura di Roberto Cenni. 

Ebbene questo “signore”, maestro “nell’arte di acconciare capelli”, a quel tempo fece il viottolo nell’ufficio del sindaco per chiedere poltrone, seggiole e strapuntini, per se e per qualcun altro o altra, trovando sempre nelle risposte di Cenni un muro invalicabile. Questo segnò la rottura dei rapporti politici fra i due, nonostante il questuante avesse fortemente sostenuto l’elezione di Roberto, e l’inizio di un’azione di discredito nei confronti del primo cittadino operata dai componenti della lista civica che il “signore” capeggiava. 

Ecco, nello scritto di oggi, intravedo di nuovo quel far viottolo ed ancora quell’acredine mai sopita nei confronti di Cenni. Soprattutto vedo quello che riesce meglio a questo “signore”, che è la seconda arte in cui eccelle. È straordinaria infatti la magnificazione dell’attuale primo cittadino che si legge in quelle poche parole, un elogio sperticato e privo di ogni logica, se non quella della “leccata per ottener poltrona”. Ecco difatti esplicata l’azione di cui vi parlavo.

Vorrei a questo punto consigliare al “signore” in questione di prestare attenzione perché se il Biffoni dovesse fermarsi di scatto, rischierebbe di entrargli direttamente nel culo! 

Buon fine settimana a tutti i Pratesi. Ragazzo un altro mojito!

Pratesi, vi pisciano in capo…

Dal luogo in cui sto ritemprando le membra stanche dopo un anno di lavoro, mi giunge l’eco di una polemica  tutta pratese.

Pare che per il Contemporanea Festival, organizzato come tutti gli anni dal Metastasio, sia prevista una performance dell’artista Tino Sehgal al termine della quale il ballerino Franck Willens piscia in pubblico. Per la precisione, pare, che si pisci in bocca.

Leggo che Sehgal è artista di fama mondiale, premiato tra l’altro con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2013, ha esposto i propri lavori nelle gallerie più importanti al mondo, quali la Tate di Londra e il Guggenheim di New York.

A Prato la performance si terrà al Bastione delle Forche, recuperato grazie alla giunta Cenni ed in particolare all’assessore Roberto Caverni. Ho trovato sul sito “welcome2prato” questa descrizione: il Bastione era il luogo delle esecuzioni capitali nei pressi del fiume Bisenzio, si mandavano qui a morire i condannati a morte e proprio in questo luogo dal XVI secolo in poi i giovani si riunivano nelle ore di tempo libero per fare delle rappresentanze che avevano come argomento la vita di qualche santo. Queste rappresentanze teatrali erano viste di buon occhio dal Comune, c’era una specie di Teatro gestito dai “comedianti di Sancto Agostino”.

Orbene, dopo centinaia di anni il bastione torna ad ospitare in contemporanea l’esposizione al pubblico ludibrio tipica delle condanne capitali dell’epoca e uno “spettacolo artistico”. Ludibrio soprattutto, per l’intera città e per il luogo che ospita lo “spettacolo”. In sfregio e disprezzo per chi ha permesso il recupero del monumento, Roberto Cenni e Roberto Caverni in primis, tutta la giunta e l’amministrazione, dal primo dei dirigenti fino all’ultimo dei funzionari, che lo hanno reso disponibile ai cittadini.

Torno a riposar le stanche membra e mi vien da dire: Pratesi, vi pisciano in capo… No, dice che piove…